La storia mineraria del territorio iniziò nel I° millennio a.C., con l'arrivo di fenici e romani interessati allo sfruttamento dei giacimenti di piombo e argento. Passò attraverso il periodo pisano e giunse all'800, quando le grandi compagnie minerarie italiane e straniere, usando i ricchi giacimenti, contribuirono allo sviluppo minerario dell'area, rendendola famosa in tutto il mondo.
Merita una visita l'antica laveria della miniera di Su Zurfuru, risalente ai primi del '900, dalla quale si estraevano e lavoravano minerali di piombo e fluorite.
Poco distante troviamo le gallerie di Gutturu Pala, scavate alla base di una straordinaria falesia di calcare metallifero alta quasi 200 metri e immersa in una fitta lecceta. In queste gallerie ci sono stretti cunicoli dove i minatori scavavano la roccia seguendo l'andamento irregolare del filone mineralizzato. Da non perdere la miniera e il villaggio abbandonato di Arenas, inglobato in un fitto bosco a 600 metri di quota. Tutt'attorno, si estende a perdita d'occhio una natura incontaminata e selvaggia, caratterizzata da boschi di lecci e alte falesie calcaree usate per l'arrampicata sportiva.
Nei pressi della famosa grotta di Su Mannau, si intravedono ancora oggi antichi ruderi di costruzioni minerarie e numerosi imbocchi di gallerie.
Lungo la statale che conduce alla città di Iglesias si possono osservare gli antichi forni di calcinazione della miniera di Candiazzus dove i minerali di piombo e zinco estratti dalle viscere della terra, venivano calcinati.
A qualche centinaio di metri uno straordinario piano inclinato nel quale discendevano i vagoni carichi di minerale ci conduce alla vecchia direzione mineraria e agli antichi cantieri.
Il borgo minerario di Buggerru ci permetterà di approfondire ulteriormente l'argomento "archeologia mineraria".
Sarà infatti possibile visitare il paese fantasma" di Pranu Sartu, sorto nella seconda metà dell'800 nelle immediate vicinanze del più grosso affioramento calaminare della zona, scoperto dall'Ing. Eyquem. Il villaggio, che contava allora circa 1000 abitanti, era dotato di case per operai e impiegati, negozi, chiesa, municipio, ecc. e quindi costituiva un centro abitato autosufficiente e in qualche modo autonomo rispetto a Buggerru.
La vista dello scavo a cielo aperto di Pranu Sartu (metri 400x100 e profondo 80), evoca immediatamente immagini da "girone dantesco" soprattutto se l'escursione si effettua con particolari condizioni di luce o durante l'imperversare di una robusta "maestralata".
La Galleria Henry, lunga 927 metri e costruita alla fine dell'800 per il trasporto dei minerali da Pranu Sartu, dove veniva estratto, all'impianto di trattamento di Buggerru. La Galleria, ricavata a metà falesia, coi suoi "finestroni", dà luogo ad una serie continua di punti panoramici di grande suggestione.
All'interno dell'abitato avremo poi modo di osservare la Laveria Malfidano e poco distanti i ruderi delle miniere di Caitas e Malfidano.
Vorremmo raccontarvi delle miniere di San Luigi, Is Scallittas, Santa Lucia e di Sa mena de S'Oreri, di quella di S'acqua bona, di Perd'e fogu, per contiunuare con S. Vittoria, Carcinadas, Su Sollu, Grugua, Genna Arenas, degli antichi sentieri dei minatori scavati nella roccia e di tante altre cose.
Preferiamo raccontarvele di persona.